Un passo necessario se si vuole tenere fede al piano sulla banda larga europea. Renzi ha annunciato che “nel giro di un triennio saremo leader in Europa”. Il problema, però, è capire chi sia della partita e come gli investimenti pubblici e privati riusciranno a generare un circolo virtuoso.
Gli operatori di telefonia cui fa riferimento Renzi, che allo stato attuale sono quattro (Telecom, Fastweb, Vodafone e il neonato colosso Wind-H3G), devono trovare il modo di rendere remunerativo un investimento che sarà sicuramente oneroso. Ma che, come dimostra Milano, è anche estremamente efficace: il capoluogo lombardo, già nei primi anni del 2000 venne interamente cablato, attraverso una joint venture tra Ebiscom (poi diventata Fastweb) e l’allora AEM (oggi A2a).
E che dire, infine, delle smart city, le città di modernissima concezione che potrebbero essere controllate attraverso un sistema a banda larga che ottimizzi i servizi e le funzioni vitali della città. Ma per realizzare tutti questi traguardi serve, necessariamente, un investimento di grandi dimensioni. Sperando, oltretutto, che l’Italia, che oggi per stessa ammissione di Renzi è “l’ultima ruota del carro”, possa invertire rapidamente la propria condizione. Una velocità di connessione migliore significa anche maggiore attrattività per i capitali stranieri. Una sfida epocale che non può essere persa. Pena la definitiva marginalizzazione del nostro paese sulle mappe economiche mondiali.
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