mercoledì 22 aprile 2015

Banda ultralarga: il piano del Governo

Il Governo ha approvato in Consiglio dei Ministri il piano banda ultralarga da 6 miliardi di euro pubblici, che contiene – nella sua ultima – la più grande strategia mai pensata per spingere l’Italia verso una rete di nuova generazione.

I suoi autori hanno voluto inserire, all’ultimo momento un’idea forte e ambiziosa: il passaggio forzato (e sovvenzionato dallo Stato) degli utenti da rame a fibra.
Analogo a quello fatto per la tv digitale terrestre. Mossa ardita che è pensata come una reazione di rottura nei confronti dei piani di investimento Telecom Italia sulla fibra, giudicati troppo prudenti dagli autori.

Tanto importante da aver suscitato grandi allarmi in casa Telecom Italia e una nota del Governo. Antonello Giacomelli, sottosegretario alle Comunicazioni, ha specificato che“non sarà presentato alcun decreto su Telecom o che imponga arbitrari spegnimenti della rete in rame”.

È vero, a quanto ci risulta. Ma è altrettanto vero che il piano prevede un progressivo switch off del rame. Il punto infatti è che per ora c’è solo un piano, che rimanda a successivi decreti ancora non pronti.

Il piano prevede che entro il 2020 almeno un italiano su due verrà raggiunto dalla fibra ottica nelle case, a 100 Megabit. E tutti avranno banda ultralarga a 30 Megabit (con varie tecnologie). I 6 miliardi di fondi pubblici serviranno a incentivare gli operatori a investirne altri, nelle aree che non avrebbero mai coperto con le proprie sole forze. Il piano prevede anche incentivi fiscali, semplificazioni burocratiche e agevolazioni varie per chi investe. In particolare, nelle aree più pregiate del paese metterà in campo solo agevolazioni e nessun contributo economico diretto per gli operatori.

L’obiettivo originario era di arrivare all’85 per cento della popolazione a 100 Megabit, con fibra nelle case (a quanto si legge nelle bozze del piano andate in consultazione pubblica con gli operatori). Gli autori del piano si sono dovuti scontrare però con un’evidenza. Gli operatori hanno fatto sapere che quell’obiettivo era troppo ambizioso, per le loro capacità di investimento. In particolare, in almeno il 24 per cento della popolazione gli operatori hanno dichiarato al Governo di poter assicurare solo copertura con fibra ottica fino agli armadi e nel 13% (le aree più remote) nemmeno quello (si useranno tecnologie wireless). Al 2020, la strategia del Governo prevede che gli operatori potranno stanziare in tutto tra i 4 e i 6 miliardi di euro.

Gli autori del piano hanno condiviso però un’idea: solo la fibra ottica nelle case è una rete a prova di futuro, sulla quale sarà possibile garantire velocità di vari gigabit al secondo.

Il Governo non è stato soddisfatto nemmeno dalle ultimedichiarazioni di Telecom Italia, che aumenterà gli investimenti in fibra (a 3 miliardi di euro nel 2015-2017) e comincerà ad ampliare a rete fibra ottica nelle case, in 40 città (che ora ha solo in poche zone di Milano e che negli ultimi mesi sembrava aver accantonato). In particolare Telecom prevede di coprire il 75 per cento della popolazione entro il 2017 con la banda ultralarga, ma non tutto fatto con la fibra ottica nelle case.

Di qui l’idea di forzare la mano sulla fibra ottica nelle case. Come? Così: nel piano si legge “che lo switch off (del rame) andrebbe avviato nella parte finale del Piano, con incentivi”. E solo “nei territori in cui siano realizzati reti in fibra ottica (Fttb/Ftth) (ossia, rispettivamente, fibra alle case o alla base del palazzo, ndr.) che replicano le infrastrutture esistenti di rame, realizzate area censuaria per area censuaria, con un termine di 12 mesi per la migrazione di tutti gli utenti”. Il piano a questo scopo prevede “un voucher per tutti gli utenti che migrano verso la nuova infrastruttura, differenziando il suo importo in relazione all’architettura di rete sottostante”.

Chi ha realizzato il piano spiega così questi passaggi: “Dodici mesi dopo che un qualsiasi operatore porterà Ftth/Fttb in una zona, nessuno potrà offrire lì banda larga su rame. L’utente potrà comprare solo servizi Ftth/Fttb allo stesso prezzo dell’Adsl, grazie a un voucher fatto con fondi pubblici, che compenserà la differenza di prezzo”.

Se c’è la fibra in casa, il rame non può essere più usato: questo è, di fatto, lo “spegnimento” o la “rottamazione” della vecchia rete, di cui hanno parlato i giornali nei giorni scorsi.


Per definire meglio i dettagli e dare attuazione al tutto, il piano (sempre nel capitolo dedicato allo switch off) dice che occorre un “provvedimento legislativo” di accompagnamento (un decreto legge, probabilmente), per rivedere il “servizio digitale universale”, con un “fondo di garanzia”, la definizione dei voucher (per i quali ancora il piano non prevede uno stanziamento preciso di fondi) e l’equivalenza dei prezzi tra fibra ottica e rame grazie a sovvenzioni statali.

“Si tratta di una misura necessaria per un paese che non ha infrastrutture”, “Telecom Italia in questi anni non ha investito come gli altri operatori di altri paesi”, spiegano fonti vicine agli autori del piano. “Non è una misura contro Telecom ma per l’Italia, a fronte della nono disponibilità di Telecom a investire con un piano proprio”.

Per Telecom Italia tutto ciò equivale a un pungolo dietro le spalle, per investire in Ftth/Fttb. Perché nelle zone in cui ci sarà la rete in fibra di un altro operatore ma non la sua, perderà il cliente entro un anno.

Ieri molti quotidiani hanno riportato anche un altro elemento: obbligo a spegnere il rame entro il 2030. Questo elemento, smentito dal Governo, non è c’è effettivamente nel piano ma è in una bozza di decreto legge ora destinata probabilmente al macero (dopo il polverone che si è sollevata). “Obbligo” che comunque andava interpretato così: non come uno spegnimento di colpo e “arbitrario” (come dice infatti anche Giacomelli); ma sarebbe il risultato di una previsione: che entro il 2030 tutta l’Italia sarebbe stata coperta con Ftth/Fttb (progressivamente) e quindi il rame non poteva più essere utilizzato, secondo il principio progressivo indicato nel piano.

Al momento non si sa quando arriverà il decreto con il voucher e anche gli altri necessari per attuare gli incentivi fiscali, il catasto delle infrastrutture e altre misure del piano. Anzi, è pure possibile che dopo le polemiche il Governo dovrà accantonare lo switch off del piano, espungendolo dalla versione che arriverà al Consiglio dei Ministri. Questo, lo vedremo martedì. Ma sarebbe un peccato: per una volta, l’Italia ha voluto osare per regalarsi una rete a prova di futuro.

Anche perché, val la pena ricordare, che la banda ultralarga fa parte di un piano complessivo con cui il Governo intende accelerare sul digitale. Nello stesso Consiglio dei Ministri di martedì 3 marzo, infatti, passerà anche il piano Crescita Digitale, che pure utilizzerà i fondi della nuova programmazione europea, per un valore totale di 4,596 miliardi di euro con cui si intende iniettare il digitale in tutti i settori. Tra l’altro, sono previsti 750 milioni per modernizzare la Sanità. Nell’ultima stesura, a quanto risulta, sono entrati anche 33 milioni per l’Agricoltura e 6 milioni per il Turismo.

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